1. Il
Volontariato sociale.
Il volontariato è l’espressione diretta e viva della società civile; è un movimento partecipativo di cittadini che intervengono, nei loro rispettivi territori, nella costruzione di una società più giusta, che rispetti la dignità e i diritti inviolabili d’ogni persona.
Il volontariato affronta le diverse necessità sociali collaborando assieme agli altri attori sociali in un ottica di ecologia sociale. Il volontariato non è il gestore della povertà e dell’emarginazione, ma è un motore di cambiamento, un soggetto "politico" che stimola la società a sviluppare le proprie potenzialità per combattere e superare le cause ed i meccanismi dell’esclusione sociale.
2. Le entità di volontariato sociale
Le entità di volontariato s’articolano in un movimento d’organizzazioni che si basano sui principi di benevolenza, di donazione, di pluralismo, di partecipazione democratica, di giustizia e di solidarietà. Agiscono in modo trasparente, con l’apporto gratuito e disinteressato dei propri membri, hanno un carattere di formazione, in una dinamica di prevenzione, di promozione e di difesa dei diritti della cittadinanza. Esercitano la co-responsabilità con gli altri soggetti della società e sottopongono la loro attività ad una costante autovalutazione.
3.
Reti
La mondializzazione economica e le sue conseguenze dirette sulle esclusioni sociali, pongono il volontariato davanti alla necessità di generare delle reti associative d’ambito locale, statale ed internazionale, che comprendano e valorizzino sempre di più, le entità del volontariato. Le reti si trasformano così in un principio d’azione coordinata ed efficace, in uno scambio costruttivo ed insostituibile tra le due rive del Mediterraneo. Le reti costituiscono dei canali d’incontro, strutture di partecipazione e di lavoro comune nel rispetto della diversità, l’interculturalità e la co-responsabilità tra i popoli e le loro organizzazioni
4.
Valore del lavoro volontario
Il lavoro volontario si contraddistingue per la
sua gratuitá, e per il fatto che è un servizio rivolto anzitutto ai gruppi più
deboli ed esclusi; è un lavoro con un valore aggiunto di carattere relazionale
e sociale, necessario per la qualità di vita delle persone e per lo sviluppo
della comunità. Si basa sulla centralità della persona nella sua complessità,
unicità e diversità.
Il lavoro volontario si svolge specialmente nei servizi innovatori, in modo
personalizzato e con un’esigenza costante di giustizia.
Il lavoro volontario trasforma la società con delle azioni efficaci ed
efficienti, perché agisce sulle cause delle esclusioni e, così facendo,
s’interiorizzano e si fanno propri i valori di una società giusta e solidale,
basata sui Diritti dell’Uomo e su qualsiasi valore che difenda e promuova la
dignità della persona.
5.
La persona e le sue capacità
Il senso profondo del volontariato sta nel facilitare lo sviluppo delle capacità d’ogni persona e, nello stesso tempo, accompagna le persone che si trovano in una situazione di marginalità, di privazione dei propri diritti e che abbiano bisogno d’appoggio ed aiuto. L’accompagnamento che realizza il volontariato è rispettoso ma non impositivo, vicino ma non possessivo, disponibile per dare sicurezza all’altro senza cercare di configurarlo o manipolarlo. Il lavoro che svolge il volontariato è volto a capire le necessità delle persone ed a rivendicare i suoi diritti. In questo modo, i/le beneficiari/e diventano protagonisti della propria comunità e costruttori di nuove alternative. Ogni persona, ogni gruppo sociale escluso è portatore di dignità, di capacità, di potenziali risorse che dobbiamo aiutare a manifestarsi, creando delle opportunità adatte perché si possano trasformare da "oggetti d’assistenza" in protagonisti della propria liberazione.
6. Territorialità
Il volontariato di lotta contro le diverse forme d’esclusione sociale ha presente la territorialità dove svolge i suoi compiti. Questo significa un’implicazione nel contesto e nella vita quotidiana della comunità, in tutte le fasi della vita delle persone; uno sviluppo comune con altri collettivi della società, in modo che il suo intervento si rivolga a tutti i membri – uomini o donne che siano- della suddetta società, sia legalmente riconosciuta o no la loro cittadinanza.In questo modo agisce sulle radici strutturali dei problemi sociali e delle esclusioni
Operare nel territorio implica uscire dall’isolamento e dall’autoreferenzialitá, attivando sinergie con gli altri soggetti e gruppi sociali presenti a favore di una operatività congiunta ed una programmazione preventiva unitaria. In questo modo è possibile agire sulle radici strutturali dei problemi sociali e delle esclusioni.
7. Strategie di lotta contro, nel contesto dell’Arco Mediterraneo
Perché la lotta contro l’esclusione sia più efficace e conseguente, si sono poste alcune strategie ed azioni comuni nelle quali si devono tener presenti le differenze sociali, culturali ed economiche che esistono nei paesi delle due rive del Mediterraneo.
Costruire un’identità europea significa potenziare una cultura dei diritti dell’uomo, civili e sociali, diffondere la cultura della solidarietà, nella quale tali diritti si possano affermare, difendere ed esigere per tutti, specialmente per quei residenti nell’Unione europea che non li abbiano. È necessario che l’UE e le Amministrazioni dei rispettivi paesi s’impegnino a tutelare i diritti dei più vulnerabili, attraverso lo sviluppo di politiche integrate e multi dimensionali, che promuovano una reale partecipazione delle fasce escluse e delle organizzazioni sociali nel disegno, esecuzione e valutazione dei programmi di lotta contro l’esclusione, valutando anche l’impatto che hanno le politiche generali su questi programmi.
L’educazione è una delle strategie basilari della lotta contro l’esclusione sociale. Bisogna favorire l’educazione alternativa e rinforzare l’educazione formale (e l’alfabetizzazione), in modo che la solidarietà si riproduca nelle strutture, tramite dei processi educativi che includano sempre di più tutti i collettivi della società. L’educazione deve essere considerata sempre come un compito imprescindibile nell’integrazione degli / delle esclusi/e, intesa come un processo lento e complesso, ma volto a promuovere lo sviluppo e l’autonomia della persona. Nell’interno del volontariato questa dimensione vuol dire riflessione e formazione.
Il rafforzamento della società civile, in tutti i suoi ambiti, è un mezzo per far effettiva la mondializzazione dei processi sociali. Il volontariato deve riconoscere ed appoggiare le diverse iniziative che in ogni contesto promuovono i propri collettivi, come il fomento dell’economia informale, favorire l’accesso ai servizi basici ed appoggiare ogni iniziativa sociale alternativa al sistema, come la formazione d’associazioni dei gruppi vulnerabili, essendo questa un’opportunità per definire le loro necessità e richieste per rispondere così alle mutanti circostanze del contesto.
L’accesso alle nuove tecnologie è, indubbiamente, un’opportunità per il lavoro delle entità solidali, per i gruppi di base e per i collettivi più vulnerabili, perché facilita una miglior diffusione e conoscenza del loro lavoro; nello stesso tempo serve a rafforzare il dibattito e la collaborazione tra le sue reti e per far fronte ai meccanismi d’esclusione che s’impongono mediante queste tecnologie come strumenti della mondializzazione economica.
Le gravi e critiche situazioni interne di certi paesi, la grave povertà d’altri, causata dai grandi debiti contratti con occidente, hanno creato un gran flusso migratorio costante nei paesi dell’area mediterranea. Le politiche d’immigrazione non sono sufficientemente adatte e non rispondono a questa nuova realtà, giacché dovrebbero elaborare dei programmi di cooperazione specifici per i paesi meno favoreggiati nella struttura internazionale ed attivare degli interventi non ghettizzanti. L’azione del volontariato e delle forze sociali sta nel richiedere e sostenere questi programmi e questi interventi, è un’azione di lavoro tenace per accogliere ed inserire gli immigranti nelle comunità locali, in tutte le funzioni di formazione, di relazioni inter-etniche, di mediazione sociale. Deve contare e chiedere che si tengano presenti i gruppi ed i collettivi organizzati degli immigranti nei paesi d’accoglienza, come via per trovare un’autentica integrazione e delle soluzioni che includano tutte le parti implicate.
La lotta contro l’esclusione esige approfondire il problema del co-sviluppo; questa è una necessità che non può essere posposta di fronte alla mondializzazione economica che accresce la divaricazione tra i paesi ricchi e quelli poveri, con una distribuzione non equa della ricchezza. Le esperienze innovatrici nella prospettiva del co-sviluppo, dimostrano che è necessario opporre all’economia mondializzata non soltanto delle strategie in termini di trattative con lo stato e con le aziende private, ma lavorare con i collettivi dei nullatenenti (che soffrono le conseguenze della mondializzazione) in modo che siano loro i protagonisti del proprio sviluppo.
8. Relazioni con l’Amministrazione
La decentralizzazione amministrativa, finanziaria, di politica federale, non deve confondersi con la semplice privatizzazione dei servizi alle persone, con la conseguente discriminazione dei più poveri. Il volontariato propone e richiede dalle diverse amministrazioni a livello locale, statale, europeo ed internazionale una sussidiarietà orizzontale solidale che rispetti la sua autonomia:
§ Riconoscimento a tutti i livelli,
§
Programmazione
congiunta della domanda e dell’offerta dei servizi con pari dignità e
differenziazione delle funzioni
§
Il movimento
volontario, per assicurare dei buoni risultati, deve essere rappresentato nei
posti amministrativi di rilievo per la presa di decisioni, partecipando
all’elaborazione, esecuzione e valutazione delle politiche sociali di lotta
contro l’esclusione ed in tutte le istanze dove si prendano decisioni che
riguardino l’insieme della società
§ La garanzia
d’indipendenza e d’autonomia delle entità, collaborando per la sostenibilità
delle organizzazioni.